5 falsi miti sul gin a cui probabilmente credi anche tu

GUIDA ALLA COMPRENSIONE

5 FALSI MITI SUL GIN

Il gin è uno dei distillati più raccontati e, allo stesso tempo, uno dei più fraintesi. Negli ultimi anni si sono diffuse convinzioni che vengono ripetute così spesso da sembrare vere, ma che non hanno alcun fondamento tecnico.
In questa guida analizziamo cinque dei falsi miti più comuni sul gin e vediamo cosa dice davvero la storia, la tecnica di produzione e la degustazione.

01
Il vero gin è secco

Molti identificano il gin con il London Dry e pensano che un gin debba necessariamente essere completamente secco. In realtà la storia racconta qualcosa di molto diverso.
Il gin non nasce secco, tutto l’opposto, i primi gin prodotti tra il XVII e il XVIII secolo erano spesso addolciti per necessità. Lo zucchero veniva utilizzato per rendere più gradevoli distillati molto rustici e aggressivi e spesso di bassa qualità.
Il London Dry arriverà molti decenni dopo.
Oggi esistono molti grandi gin con diversi gradi di dolcezza.
Inoltre, nel momento in cui prepari un Gin Tonic, aggiungi una bevanda che contiene zuccheri.
Parlare di “gin secco” mentre lo si beve con una tonica spesso molto zuccherata è quindi una contraddizione.

02
Solo gin tonic

Il Gin Tonic è il cocktail più famoso al mondo, ma non rappresenta l’unico modo corretto di bere un gin.
Ogni produttore sviluppa il proprio distillato con un obiettivo diverso e la qualità dei gin si è alzata molto rendendo l’alcol molto delicato e facile da bere anche liscio.
Alcuni gin sono progettati per:
* essere degustati lisci;
* esprimersi al meglio nel Martini Cocktail;
* valorizzarsi nel Gin Tonic.
Un Barrel Aged, ad esempio, difficilmente nasce per essere servito con la tonica.
Il servizio corretto dipende quindi dal progetto del distillatore e dallo stile di produzione, non dall’abitudine del consumatore.

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03
1000 botaniche

Anche questo è un mito molto diffuso.
Un elenco infinito di botaniche può sembrare sinonimo di complessità, ma non esiste alcuna relazione tra quantità e qualità.
Anzi.
Più ingredienti vengono inseriti nella ricetta, più diventa difficile mantenere equilibrio e riconoscibilità aromatica.
Esistono gin straordinari costruiti con:
* una sola botanica dominante;
* quattro o cinque botaniche perfettamente bilanciate.
Così come esistono gin con oltre quaranta ingredienti che risultano confusi e poco leggibili.
La qualità nasce dall’equilibrio tra:
* materia prima;
* tecnica di distillazione;
* qualità dell’alcol;
* precisione delle estrazioni;
* esperienza del distillatore.
Non dal numero riportato sull’etichetta.

04
Artigianale è migliore

La parola “artigianale” piace molto, ma da sola non dice nulla sulla qualità.
Essere piccoli non rende automaticamente un produttore migliore.
Così come essere grandi non significa produrre un cattivo gin.
Ciò che conta davvero è:
* qualità delle botaniche;
* qualità dell’alcol;
* impianti utilizzati;
* controllo della produzione;
* costanza qualitativa.
Esistono piccoli produttori eccellenti.
Esistono piccoli produttori mediocri.
Ed esistono grandi distillerie che realizzano gin di altissimo livello tecnico.
Bisogna valutare il prodotto, non la dimensione dell’azienda.

05
Il gin è una moda

Il risorgimento del gin è recente.
Il gin no.
I primi proto gin risalgono al 1055 a Salerno.
Nel XVII secolo affonda le proprie radici nel genever olandese.
Già nel Settecento il gin era uno dei distillati più consumati in Europa.
Successivamente sono nati:
* il London Dry;
* le grandi distillerie inglesi;
* gli stili contemporanei.
Quello che stiamo vivendo oggi è semplicemente un nuovo momento di popolarità di un distillato che ha oltre tre secoli di storia.
Una moda dura pochi anni.
Il gin attraversa intere epoche.

CONCLUSIONE

Conoscere il gin significa andare oltre gli slogan e il marketing.
Essere secco non lo rende automaticamente migliore.
Avere quaranta botaniche non significa essere più complesso.
Essere artigianale non garantisce qualità.
Il Gin Tonic non è l’unico modo corretto di servirlo.
E il gin non è certo una moda nata negli ultimi anni.
Più si comprendono la storia, la tecnica e le scelte del distillatore, più diventa facile valutare un gin per quello che è realmente, senza lasciarsi influenzare da falsi miti ormai entrati nell’immaginario comune.